Bruce Nauman in mostra al MADRE
Di Emanuela Nicoloro
A tredici anni dall’esposizione
al Reina Sofia di Madrid, Bruce Nauman torna nel vecchio continente. Dal 7
ottobre all’8 gennaio 2007, le istallazioni dell’artista americano arrivano a
Napoli, nel Museo d’arte Donna Regina (MADRE).
Dopo aver visitato i primi due
piani del museo ricchi di opere dei maggiori artisti della scena contemporanea,
tra cui Koons, Kounellis, Manzoni, Kapoor, Hirst e Warhol, al terzo (ed ultimo
piano) troviamo le opere di Nauman. In collaborazione con la Tate Gallery di Liverpool, sono
in esposizione sessanta opere tra istallazioni, video, foto e sculture.
Sono presenti, tra le altre, le
sue istallazioni al neon, tanto famose per i giochi di parole e gli anangrammi:
Human Nature/Knows doesn’t know, Run from
fear/Far from Rear, Raw War, La brea Art Tips Rat Spit Tar Pits.
Ma le produzioni che maggiormente
colpiscono sono i video. Questi, trasmessi su schermi o proiettati direttamente
sulla parete, creano nel visitatore un senso di angoscia e rabbia nel vedere
vani i tentativi di riprodurre (con buoni risultati) ciò che vedono. Movimenti
perpetui, azioni infinitamente ripetute, frasi incessantemente pronunciate
sono, per l’artista, l’espediente per capire fin dove l’essere umano può
spingersi con la sua fisicità; i limiti dell’uomo sono provabili, secondo
Naumann, dal ripetersi incessante delle sue più piccole e quotidiane azioni.
Nella video-istallazione Good Boy Bad Boy, l’uomo e la donna inscatolati nei due televisori accostati pronunciano per un tempo indefinibile sempre le stesse frasi : “Io ero un ragazzo buono. Tu sei un ragazzo buono. Noi eravamo dei ragazzi buoni. Questa era una cosa buona. Io ero una ragazza buona. Tu eri una ragazza buona. Noi eravamo delle ragazze buone. Questa è una cosa buona. Io ero un ragazzo cattivo. Tu eri un ragazzo cattivo. Noi eravamo dei ragazzi cattivi. Questa è una cosa cattiva. Io ero una ragazza cattiva. Tu eri una ragazza cattiva. Noi eravamo delle ragazze cattive. Questa era una cosa cattiva…”. Fino al termine del nastro.
Anche le foto sono molto particolari. Alcune presentano Nauman in pose inusuali: Self Portrait as a fountain mostra l’artista che sputa uno zampillo d’acqua a mo’ di fontana, mentre in Studies for Holograms del 1970 si presta all’obiettivo fotografico facendo le boccacce, tirandosi le labbra, allargando la bocca.
Una mostra che non può lasciare indifferenti, senza dubbio. E, al di là dei gusti personali, la possibilità di avere per la prima volta in Italia una retrospettiva su Bruce Nauman, artista tanto apprezzato nel mondo, non può che renderci orgogliosi.