Dedica: vent’anni della Galleria Alfonso Artiaco
Di Emanuela Nicoloro
Napoli, da alcuni anni, è diventato un importante centro per l’arte contemporanea. Ad oggi, addirittura contiamo due musei dedicati esclusivamente a questa nelle sue varie modalità (il Pan e il MADRE) ed una sezione, tra i vari Caravaggio, Giordano e le collezioni dei Farnese, al Real Museo di Capodimonte.
E proprio per celebrare l’apertura del capoluogo campano alle sperimentazioni e ai nuovi artisti, il Pan (Palazzo delle arti di Napoli) ha dedicato una mostra all’attività di Alfonso Artiaco che, con la sua galleria d’arte a Pozzuoli, ha portato alle pendici del Vesuvio tantissimi artisti internazionali senza dimenticare di dare spazio ed opportunità alle nuove leve nostrane. Dedica, appunto il nome della mostra. Questa mostra, però, non celebra il gallerista, non è una sua retrospettiva, come è spiegato in una nota del museo: “con il suo ventesimo anniversario, la galleria è appena maggiorenne e Artiaco è troppo giovane per limitarsi a mostrare le cose fatte”.
Dedica è, al contrario, l’occasione per gli artisti ospiti e per Artiaco di regalare una loro opera alla città di Napoli ed al Pan.
Trentadue gli artisti che sui due piani del Palazzo Roccella (attualmente donato al Pan) mettono in mostra tutta la loro creatività e sperimentazione: da Gilbert & George a Ann Veronica Janssens, da Jannis Kounellis a Gilberto Zorio fino a Giulio Paolini.
Molte le installazioni
interessanti; ricercato l’uso dei materiali più poveri, come la carta e il
vetro. Molto riuscita la scelta dell’allestimento delle sale.
Degne di nota, tra tutti,
le fotografie dai colori brillanti di Andres Serrano – che ha
ritratto, nelle posizioni di preparazione atletica, campioni di diverse
discipline sportive, tra tutte le mani ingioiellate attorno ad una racchetta di
Venus Williams – e la mastodontica opera di Thomas Hirschhorn. Quest’ultimo, ormai da anni creatore di opere a marcato sfondo politico-sociale, ha dedicato al Pan e ad
Alfonso Artiaco un’installazione multi-composta e colorata che mette insieme
l’odio per la guerra e la voglia di vivere/sopravvivere, persa durante i
bombardamenti. Quattro uomini (“4 men”) vestiti con indumenti militari, armati fino ai
denti sono accerchiati da innumerevoli fotografie di morti e feriti di guerra, tra corpi
massacrati e litri di sangue.