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Thailandia, porta d’Oriente

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Fino al 4 febbraio presso la Feltrinelli Libri e Musica, la mostra fotografica di Giuliano Montieri.

Di Emanuela Nicoloro

Bianco, nero e colori. Tanti, tanti colori per descrivere la Thailandia, paese terribilmente povero ma ricco di tradizioni, cultura e umanità.

Le foto del viaggio presonale di Giuliano Montieri in Thailandia ci mostrano una penisola dalle mille sfumature cromatiche; uno spicchio di mondo dove i bambini anche senza giocattoli sorridono ancora e lo fanno con una luce negli occhi che forse noi abbiamo dimenticato; una terra dalla forte spiritualità e dagli scintillanti templi buddisti.

Sulla parete sinistra della Sala Eventi della Feltrinelli (Piazza dei Martiri), Montieri posiziona tutte le sue foto in bianco e nero. Bambini tibetani che dormono beatamente tra le braccia delle loro vecchie nonne, piccoli studenti che imparano a vivere con mezzi rudimentali, ragazzini che addestrano elefanti nella regione Chang Mai, visi di donne (per nulla intimidite dalla macchina fotografica) appartenenti alla tribù delle donne-giraffa, col collo ingabbiato in tanti anelli sovrapposti.

Sulla parete destra, invece, un’esplosione di colori accesi. L’arancione, il rosso, il giallo sono i protagonisti assoluti di queste foto. Sono ritratti anziani in abiti tradizionali, monaci buddisti in raccoglimento, bancarelle traboccanti di merci nel mercato di Bangkok.

La capitale, così affollata, così misera, ma pur sempre spettacolare è lo scenario principale delle foto di Montieri, è il punto da cui parte il tour del fotografo alla ricerca del nuovo, dell’Altro, del non-occidentale.

“Prima di partire ho letto che molti thailandesi sono restii ad essere fotografati a causa di credenze popolari, ma, trovandomi lì a contatto con quelle persone, ho scoperto la loro cortesia e la loro disponibilità a mettersi in gioco davanti alla macchina fotografica. Trovo che sia molto più difficile fare foto in Occidente dove si è ossessionati dalla privacy e si è molto diffidenti”, commenta l'artista in una nota che accompagna la foto.

E’ questo l’obiettivo della macchina fotografica di Montieri: cercare l’Altro, il diverso e scoprire che invece, tra quell’infinità di persone e bambini dagli occhi magici, forse l’Altro siamo noi.

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