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Borat, un cinico mockumentary

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Borat Borat
Rimbalzato con successo tra i festival Toronto e Roma arriva nelle sale il giornalista più scorretto al mondo.

Di Luca Marra

Mockumentary, falso reportage, misogino road movie. Sono infinite le definizioni che si possono dare a Borat. Studio culturale dell'America a beneficio della Gloriosa Nazione del Kazakhstan”. Il film con protagonista Sacha Baron Cohen (Ali g) che ha fatto il pieno d’incassi nel mondo. Rimbalzato dal festival di Toronto sino alla festa di Roma, è arrivato nelle sale italiane solo a marzo, mentre negli USA già è uscito il dvd.

Borat Sagdiev è un (falso) giornalista kazaco in partenza per un reportage sugli USA. Prima di approdare all’aeroporto di New York saluta sua sorella, la seconda prostituta più importante del paese e l’eroico “stupratore del villaggio”. Dopo essersi soffermato alla “corsa dell’ebreo” un gioco “simpaticamente antisemita”, Borat arriva negli USA.

Galeotta fu una puntata di “Baywatch” vista in una camera d’albergo. Alla vista di Pamela Anderson, il reporter d’assalto cade in amore come un adolescente. Il reportage programmato diventa così un’avventura coast to coast a bordo di un carrettino di gelati.

Un viaggio filmato con inquadrature rubate, sgranate, come se fosse una continua candid camera. Il film di Larry Charles non dimentica le sue origini televisive nate dal programma che Ali g conduceva sul canale via cavo “HBO”. L’effetto candid è la chiave linguistica di tutto il film. La camera nascosta vuole spiare, svelare destrutturare il buon costume statunitense. Quell’ipocrisia confezionata nelle cene da High society dove il nostro Sagdiev si presenta in compagnia di una ruspante meretrice. Cerca di scorticare tutta la fortezza del pudore, correndo nudo assieme al suo grasso assistente nel bel mezzo di una riunione di broker incravattati.

E’ una continua esplosione di gag volgari, umilianti, che però strappano risate e di queste un po’ il pubblico si vergogna. Lo strano effetto di Borat è proprio quello di far ridere con situazioni che l’umana morale boccerebbe subito.

Tutto questo riesce a metà. Si ride, ma sono risate superficiali. Non c’è ironia, non si ride per effetto satira dove la risata è una reazione critica.

Borat è stato promosso come provocatore, ma il suo gioco si capisce subito. Non è profondo, né intelligente nel suo impianto umoristico. E’ un simpatico esperimento ben oliato dalle strategie promozionali. Si è posizionato in modo confuso. Voleva essere provocatore, ma in realtà è solo comico. E’ vero, fare satira nell’era di Bush jr è difficile, s’è fatto già di tutto. Ma in Borat di vera provocazione c’è davvero poco.

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