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La carica dei 300 spartani

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la locandina del film. Fonte: screenweek.it la locandina del film. Fonte: screenweek.it
Da Venerdì nelle sale 300 il film sulla battaglia delle Termopili: l’epica tra digitale e fumetto.

Di Luca Marra


300, scritto col sangue apre la sequenza dei titoli di testa. 300 è il numero di uomini spartani che si sono battuti contro milioni di persiani tenendoli testa nella battaglia epica delle Termopili.

Tratto dalla grapich novel di Frank Miller, il fumettista già autore di Sin City, 300 è il film che mette in scena, in salsa slow motion e tecnica digitale, una rappresentazione della cultura spartana e della mitica battaglia delle Termopili: 300 guerrieri greci e milioni di persiani.

L’orgoglio di pochi contro la volontà di potenza di molti. La difesa della libertà contro l’arroganza straniera.

Molte, moltissime, troppe le letture politiche date a questo film. Ma a volte sarebbe il caso di accantonarle. Qualcuno si dimentica che i film non fanno la storia. Al massimo tentano di rappresentarla. In ogni caso non c’è questo tentativo (del resto sono diverse le imprecisione storiche).

La battaglia delle Termopili è materia cinematografica in sé, è un passo della storia che a scuola appassionava anche l’ultimo dei ciucci, come le gesta di Alessandro Magno o quelle di Napoleone.

Nato dalla storia, il film diretto da Zack Snyder e interpretato fra gli altri da Gerard Butler nei panni del re spartano Leonida, è un racconto antico come la Grecia ma sempre efficace come il fascino della civiltà classica.

Dinamiche narrative collaudate ed estetica da forti sensazioni nel suono e nell’immagine. Colori desaturati e dialettica tra Gladiatore, Signore degli Anelli e peplum anni 50 fanno della pellicola un esempio appassionante di quello che lo storico del cinema Miccichè chiamava “cinema della sensazione”. 2 ore di sangue amore e libertà, in una formula espressiva che scontra cinema e fumetto, fondendo le due arti talvolta in modo confuso talvolta in modo riuscito. Da Sin City in poi assistiamo sempre più a queste dinamiche transtestuali. Una contaminazione forte e godibile. Meraviglie del digitale.

 

Luca Marra

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