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L’Italia in Piccolo

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Lo sceneggiatore ha presentato a La Feltrinelli il libro “L’Italia Spensierata”.

Di Emanuela Nicoloro

In barba agli intellettualismi di sinistra e allo snobismo che tanto contraddistingue il simil-club “dei migliori”, Francesco Piccolo, sceneggiatore de “Il Caimano” di Moretti, presenta la sua nuova avventura letteraria, L’Italia Spensierata.
Il libro è stato presentato al pubblico napoletano dallo stesso autore e dalla sceneggiatrice Federica Pontremoli nella Sala Eventi de La Feltrinelli di Napoli (Piazza dei Martiri).
Il testo è composto da quattro racconti “di vita” che l’autore ha deciso di presentare ai suoi lettori quasi fossero degli esperimenti sociologici. Nel tentativo di comprendere le dinamiche di fruizione culturale della massa, Piccolo si è avventurato nel mondo degli studi Rai di “Domenica In”, in un’area di sosta Autogrill nel ponte di Pasqua, nel parco giochi di Mirabilandia e, dulcis in fundo, ha avuto il “coraggio” di andare alla proiezione del 26 Dicembre, al Cinema Adriano di Roma, del cine-panettone “Natale a Miami”.
Un viaggio nell’ Italia che cerca il divertimento: questo senza pregiudizi, senza atteggiamenti negativi, anzi con un vivo atteggiamento di partecipazione. La voglia di entrare, senza alcun imbarazzo, da votante di sinistra nella “pericolosa massa” ha portato Francesco Piccolo a vivere tutte queste esperienze, entrare in quelli che Marc Augè, tempo fa, definiva non-luoghi.
Ma questo meccanismo-innesta-divertimento un intoppo ce l’ha. E l’autore lo trova subito. Sebbene gli Italiani si sentano felici anche in coda ai caselli autostradali solo per il fatto di essere in viaggio, oppure felici di far felici già solo con la loro presenza il presentatore preferito, insomma, dietro tutta questa ricerca della felicità c’è un risvolto paradossale. E Piccolo lo ritrova nello scindere il valore del singolo soggetto partecipante a questo delirio collettivo dalla collettività stessa. Nota, infatti, quanto sia paradossale considerare divertente un’attrazione a Mirabilandia che conclude il suo giro in un minuto e mezzo se si calcola che invece la fila per poterci arrivare è durata 50 minuti; oppure quanto possa essere drammaticamente doloroso scoprire che Giletti durante la sua parte di puntata a Domenica In continuamente si avvicina alla telecamera per meglio parlare con i “suoi” telespettatori a casa ma non rivolge nemmeno un timido saluto al pubblico presente in studio che per essere lì ad applaudirlo ha pagato il viaggio in autobus, ha chiesto favori ad amici e parenti (o a amici di parenti o a parenti di amici) per poter entrare, ha dovuto subire file interminabili per l’identificazione.
L’Italia sarà anche spensierata, ma che fatica.

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