"Happy Ark" - Blessed Child Opera
Di Stefano De Stefano
Due minuti. Poi con l’ingresso
della batteria terzinata l’arca felice di Paolo Messere comincia a prendere il
largo regalando un disco di spessore. Di delicato e tormentato indie folk che
spesso assume una forma catartica.
Happy Ark è il terzo disco dei B.C.O. e
segue l’acclamato Look After The Child del 2004 (quello che conteneva “Flashing Lights” per intenderci). Da
allora sono cambiate un po’ di cose. La
line up dei Blessed è cambiata, è arrivato Davide Fusco alla batteria,
Francesco Candia alla chitarra e Michele Santoro al basso. E poi c’è sempre
lui, Paolo Messere.
Il papà del quartetto indie rock napoletano, la mente e l’ispirazione di una band che regala con questo album una serie di momenti decisamente lirici. Messere scrive canzoni di impianto folk e spesso il materiale dei suoi Blessed, se ridotto all’osso, può essere inquadrato in una dimensione rurale. La caratteristica che rende speciale il quartetto è la capacita di unire questa sensibilità pastorale a un sound che pesca a piene mani dagli anni ottanta inglesi e dal post rock americano. Cure, Depeche Mode e poi ancora Sophia e certo classicismo sperimentale fatto di vibrafono, clarinetto e cello: è tutto filtrato dalla mente creativa di Messere che, come un novello Morrissey, canta gli stati d’animo e le inquietudini del vivere.
C’è una forte componente pop in
Happy Ark, che appare in tutta la sua forza in pezzi come “Everything Touch Me” e “Polish
Me”, micidiale doppietta che apre nel migliore dei modi questo disco. Una
grazia acustica che rivendica una orgogliosa indipendenza nel “non ricercare lo
sguardo di un angelo o gli occhi caritatevoli della gente compassionevole”. Una
grazia che cresce durante l’ascolto e che non fa pesare i sei minuti di “Everything Touch Me”, perfetta apertura
per un disco così intenso. “Polish Me”
invece si candida a essere la nuova “Flashing
Lights”, guidata dagli inserti del cello di Fabio Centurione (uno dei
diversi musicisti del Teatro San Carlo di Napoli a partecipare alla
realizzazione di Happy Ark). “It Strucks
Me” porta direttamente a dischi come Violator e Songs Of Faith And Devotion
dei Depeche Mode, grazie alla voce
profonda e all’elettronica in evidenza. Così come la malinconia iniziale di “Words And Kicks” fa da preambolo alla
violenta e sguaiata esplosione delle chitarre elettriche, con tanto di fuga
armonica da brividi. La piovosità dark dell’arca felice (ossimoro stilistico
che percorre tutto l’album) incontra
spiragli di luce in “It’s Possibile
Something” mentre ritorna alla band di Dave Gahan con il raffinato pop
sintetico di “Minor Company” (in cui
Paolo Messere sfodera una voce ancora più scura, se possibile).
Un’ora di disco
così intensa e sfibrante da un punto di vista emotivo che si rischia di
arrivare prosciugati alla epica conclusione di “Strong Medicine”: ma d’altra parte non è questa la caratteristica
dell’arte? Arrivare così nel profondo della gente da poterle far percepire
intensamente gioia, dolore e inquietudine. Per questo Happy Ark centra nel
segno: riesce a dare un forte ventaglio emotivo in una forma canzone molto
diretta.
Paolo Messere ha concretizzato finora la sua opera migliore, che
filtra con una sensibilità indie rock lo sguardo sugli spaccati del vissuto.
Con i quali tutti dobbiamo prima o poi confrontarci.
Band / Artista: Blessed Child Opera
Titolo CD: Happy Ark
Casa Discografica: Delta Italiana / CNI
Anno Pubblicazione: 2006
Genere: Indie Rock