Mesmerico: non soltanto indie-rock
Di Sergio D'Amico
Nati nel 2001, i Mesmerico sono sicuramente una realtà interessante del panorama musicale napoletano. Dall’album d’esordio Silos alla collaborazione con una i “Bandiera dell’odio”, band hardcore campana. L’intervista con Fabrizio, voce e chitarrista della band, racconta direzione musicale, obiettivi, progetti di una band che si avvale solo della chitarra e della voce di Fabrizio e della batteria di Luca per proporre un concetto di musica che va al di là della conformità tipiche del rock.
Anno 2001: inizia l’avventura dei Mesmerico. Dopo 5 anni
cosa avete raggiunto e cosa ancora da raggiungere?
In questi anni abbiamo suonato tanto. Abbiamo compiuto un
percorso fatto di concerti, collaborazioni, cambi di formazione e militanze in
altre band. Queste esperienze sono servite soprattutto a raggiungere una nostra
identità di suono e direi che è questa la conquista più grande.
Adesso il nostro obiettivo è quello di confrontarci con
altre realtà e di riuscire a diffondere la nostra musica.
Una musica “ostile” fatta di rumore e suoni non conformisti,
in cui l’armonia è una sorpresa intima. Insomma, una scelta di nicchia: a chi
si rivolgono i Mesmerico?
Sinceramente non ci siamo mai posti quest’interrogativo.
Ci capita spesso a fine concerto di ricevere apprezzamenti
da chi è lontano anni luce dal nostro modo di fare musica e ne siamo
felicissimi.
“Indie-rock”. Al di là delle definizione di genere, cosa
esplica per i Mesmerico il concetto di musica indipendente e quale il peso che
questa assume nel panorama della musica nazionale?
Quando si parla di musica indipendente si tende spesso a
dimenticare che si sta parlando di un’infinità di realtà diversissime tra di
loro. Il panorama è così disparato che si passa dalla indie label, nata per
promuovere i propri dischi, a quella che svolge attività di vivaio per conto
delle major.
Questo termine, per quanto mi riguarda, non ha significato
specifico.
Silos è un album d’esordio interessante ed accattivante che
ha ricevuto anche ottime recensioni. L’album rispecchia completamente le vostre
intenzioni musicali o c’è “rammarico” per qualche idea non espressa?
Nessun rammarico. Silos l’abbiamo registrato tutto da noi
prendendoci il tempo che ci serviva. Abbiamo passato settimane stupende chiusi
in una sala a registrare e ragionare sui pezzi ed alla fine eravamo soddisfatti
del risultato. Certo ogni tanto capita di domandarci come sarebbe venuto il
disco se avessimo avuto a disposizione qualche risorsa in più, ma siamo fieri
di Silos così com’è.
Dall'indie-rock dei Mesmerico all'hard core dei “Bandiera
dell’odio”, cosa vi ha spinto alla collaborazione con i B.D.O?
Sicuramente la possibilità di avere un approccio musicale
differente, oltre al fatto di condividere idee, amicizie, concerti e
quant’altro.
I BDO nascono nella seconda metà degl’anni 80 e sono stati
la band rappresentativa del movimento hardcore in Campania.
Quando ci fu chiesto di partecipare alla nuova formazione,
che si proponeva come obiettivo quello di riprendere vecchi brani con nuove
sonorità, fummo entusiasti.
Cosa ci dobbiamo aspettare per il prossimo futuro? Live,
lavori in studio, collaborazioni?
Sicuramente la cosa che ora c’interessa di più è riuscire a
proporci live il più possibile, così da creare i presupposti per l’uscita del
prossimo disco. Abbiamo già un po’ d’idee e nuovi pezzi a riguardo e inoltre
siamo molto stimolati dalla probabile collaborazione con Fabio Magistrali che
si è detto intenzionato a volersi occupare della registrazione del nostro
prossimo lavoro. Noi conosciamo bene molti dei dischi prodotti da Fabio e li
apprezziamo.