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Songs For Ulan al Velvet.

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Domenica 22 ottobre, al Velvet, il progetto di Pietro De Cristofaro ha presentato il suo ultimo lavoro, You Must Stay Out.

Antonio De Simone - Pietro De Cristofaro, per molti solo Songs For Ulan, dice di aver impiegato una quindicina di giorni umidi per registrare le sue dieci nuove canzoni e la cover Secret Fires dei Gun Club. Domenica 22 ottobre è stato il naturale sedicesimo giorno umido legato al nuovo lavoro del 36enne autore napoletano. Al riparo dalla pioggia che allagava Via Cisterna dell’Olio, il Velvet ospitava come un intimo salotto quelli che sono venuti ad ascoltare You Must Stay Out, prodotto e distribuito dalla Stoutmusic di Alex Forniti, uscito poco più di un anno dopo il primo disco del progetto Songs For Ulan.

Pietro De Cristofaro definisce You Must Stay out un disco più lungo e, forse, più pensato rispetto al primo lavoro. La squadra che lo accompagna è sempre la stessa: Floro Pappalardo alla batteria, Enzo Mirone alla chitarra elettrica ed organetto e Fulvio di Nocera al basso e contrabbasso. Poi ci sono le collaborazioni di Marta Collica ed Hugo Race, ma soprattutto la produzione di Cesare Basile, uno dei maggiori protagonisti della scena indipendente italiana. 

Al Velvet, Pietro De Cristofaro sembra difendersi dietro la sua Guild. Non la molla nemmeno un attimo. Solo su 9 Submarines decide di affidarsi esclusivamente all’arco del contrabbasso di Fulvio di Nocera. Stacca le dita dalle corde, si fa offrire una sigaretta e interpreta una storia che raccontava il nonno e che ora lui ha trasformato in canzone. La voce è più matura di un tempo. L’approccio è sempre delicato, come un falso timore di Nick Drake. “Più rabbia, qualcosa di più!”, gli urla una ragazza. E allora lui si ferma, come quando decide che un pezzo non è venuto bene, ricomincia e chiede: “Va meglio così?”. Poi la serata scivola facile. Giustifica il suo accento parlando della madre croata e delle migrazioni di famiglia. Poi continua,  tra qualche battuta e i nuovi pezzi, tra un folk acustico che evoca Johnny Cash e sfoghi rock che arrivano come una parola che si aspetta. Blues desertici, echi nostalgici e toni ora sommessi ora esplosi accompagnano le ballate The Counting Song, Little e On My Hand. La canzone che dà il nome al disco è forse una delle cose migliori. Un lucido consiglio di andare, una rassegnata richiesta di rimanere. Il più malinconico Tom Waits ma anche Ryan Adams e Mark Lanegan. C’è un po’ di tutto questo nell’attuale Songs for Ulan. Ma soprattutto c’è un buon materiale d’autore e la curiosità di sentir parlare ancora di lui.

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