Two Dollar Guitar, vagabondi del suono per la prima di ObSESSIONS
Di Alessio Alvino
Gli spiritual rockeggianti dei Two Dollar Guitar inaugurano
la nuova stagione della rassegna ObSESSIONSS. Le prime sonorità sono di Chris
Brokav in solo con la sua chitarra acustica strimpella note che cadono leggere
nell’’aria calda di Galleria Toledo, per poi farsi accompagnare da Tim Foljahan
e Steve Shelley in quel vortice psichedelico di “I Remember”. Un intro che
conduce alla performance dei Two Dollar Guitar.
Dalle prime canzoni Foljahan
mostra tutto il bagaglio culturale che si è portato dietro nel suo lungo
peregrinare tra i paesi dell’America, temi caldi e note desertiche come in
“Stones vs Zep”, “Canny” e “Lyin Cheatin”. L’essenza del gruppo sta proprio
nella figura vagabonda di Foljahan, che dopo essere passato per Albuquerque, New Orleans, San Francisco,
Seattle e Chicago si ferma a Hoboken nel
1992 per formare con Steve Shelley, batterista dei Sonic Youth, i Two Dollar Guitar.
Le esternazioni del gruppo sono essenzialmente il frutto della scrittura personale di Foljahan, l’esorcizzazione dei suoi fantasmi interiori, la materializzazione di sogni, istantanee e ricordi che hanno attraversato la sua esistenza nomade. Con “Solitarie” “4 o’ clock” e “Wide Load”, tutti brani racchiusi nel quinto album The Wear and Tear of Fear: A Lover’s Discorse, i TDG dispiegano ballate che fanno rivivere certi luoghi eterni dell’America. Steve Shelley è il signore del tempo prima picconando con forza la pelle della sua batteria (“Swamp Girl”), poi trasportando il pubblico in atmosfere ipnotiche quando sfiora la corona del suo tamburo rendendolo un antica campana tibetana (“Wilding”). Con “T-Shirt” il viaggio dei Two Dollar Guitar sembra finito, ma vedendo la loro casa in lontananza Foljahan e i suoi compagni aprono ancora gli strumenti, lasciando andare libere le dita. Il suono è dilatato nel tempo, tanta strada fatta, ma ancora molta energia per condividere con il coinvolto pubblico di Galleria Toledo l’ultimo stato emozionale racchiuso nell’eterna “Cascade”.