“Il Sulfamidico”, dal calcio al ricordo dei desaparecidos
di Chiara Calligaris
In “Il sulfamidico”, scritto e diretto da Giovanni Meola e in scena dall’8 al 10 febbraio all’Auditorium del Teatro Bellini, protagonista è un ragazzo appassionato di calcio, che ha scoperto a 6 anni di essere allergico ai ’sulfamidici’ guardando una partita dell’Italia. In una farmacia conosce per caso un argentino scampato alle torture del golpe che, al sentir nominare Argentina ’78, reagisce dichiarando di essere allergico a quella storia, a quei ricordi, al calcio, addirittura anch’egli ai sulfamidici, nonostante si trovi lì per comprarne una confezione.
Infatti mentre l'Italia batteva i padroni di casa, nel 1978 in Argentina sparivano decine di migliaia di persone. Il golpe del 24 Marzo '76 portò al potere la giunta militare guidata dal generale Videla che torturò e fece scomparire quasi 40.000 persone, un'intera generazione 'desaparecida' nello stato sudamericano più ricco di ascendenze italiane. La valutazione preventiva per capire se la persona da sequestrare o sequestrata avesse qualcosa da dire d'interessante per i sequestratori era pressoché inesistente. Bastava molto poco per essere considerato sospetto. Un equivoco, un'esitazione.
Anche se la dittatura militare aveva modificato il Codice penale introducendo la pena capitale, ufficialmente non ci fu nessuna condanna a morte. Non fu quindi rispettata nemmeno questa precaria legalità che lo stesso regime aveva stabilito. Passavano i giorni, i mesi, gli anni, senza avere mai nessuna notizia, trovando sempre risposte negative. Il mondo per molto tempo non seppe la verità o fece finta di nulla.
Nello spettacolo di Meola l’argentino, al sentir nominare Maradona e Passarella, risponde nominando Jorge Carrascosa, l’ex-capitano della nazionale sudamericana ritiratosi per non essere in nessun modo uno strumento della dittatura militare. E così il ragazzo scopre la storia di uno dei genocidi più tollerati nella storia del ’900 mondiale e rivive con altro spirito le nottate passate col padre a seguire le partite dell’Italia ai mondiali di Argentina ’78.
8 febbraio 2008