“Quattro” al Nuovo Teatro Nuovo
Di Maria Grazia Perrone - Morire a soli quattordici anni per un tragico errore. Questa la fatale sorte di Annalisa Durante. La giovane che, nel marzo del 2004, aveva perso la vita a causa di una pallottola vagante durante una sparatoria di camorra nel quartiere Forcella a Napoli. Dopo oltre due anni il dolore e la rabbia per questa vittima incolpevole sono andati in scena nella pièce “Quattro” di Mario Gelardi e Giuseppe Miale Di Mauro. Lo spettacolo ha debuttato lo scorso 7 novembre in prima assoluta al Nuovo Teatro Nuovo, nell’ambito della rassegna “Movimenti paralleli”.
Il testo, vincitore del premio Scenario nella sezione “Premio Ustica per il teatro civile”, è un progetto Decimopianeta e ha visto in scena Dalia Frediani, Angela De Matteo, Daniele Russo e Bruno Tramice per la regia di Paolo Zuccari.
Questo spettacolo è nato dal dolore e dal disorientamento che agitano un funerale. Quello in questione però non è stato come gli altri. È stato un funerale diverso perché era dominato dalla rabbia e dall’incredulità di un’intera città sconvolta, che si stringeva intorno ad una famiglia in lutto. Un dolore profondo e un vuoto palpabile riempivano il cuore di quanti non riuscivano a credere che si potesse morire, colpiti alla nuca da un proiettile, mentre ci si fermava a chiacchierare con le cugine davanti al portone di casa.
Nello spettacolo di Gelardi e Di Mauro, però, il funerale è il punto finale. Il testo parte da quando i protagonisti sono ancora lontani dal dramma. Quattro sono i protagonisti, proprio come il titolo. Quattro personaggi che rappresentano le facce diverse di Napoli. Quattro persone che sembrano andare ognuna per la propria strada e che raccontano la storia da punti di vista diversi. C’è Ada che rappresenta la città con le sue strade, i suoi rumori, il calore e la difesa di quel sistema illegale dietro il quale ci sono povertà ed emarginazione. C’è Stefania, la ragazza che nasce in uno dei quartiere più a rischio della città e che da bambina assiste ad un omicidio, ma che da allora decide di lottare facendo l’insegnante. Poi c’è Ciro che abbraccia gli affari della camorra credendo di sfuggire ad una vita senza speranza ed infine c’è Giacomo, il cittadino borghese cresciuto nella campana di vetro. Quattro identità parallele lontane le une dalle altre, ma che il destino unisce tra loro nella tragedia. Un filo sottile le lega: Annamaria, la ragazza morta. Infatti, Ada è sua zia, Stefania è la sua insegnante, Ciro è il complice di uno dei killer, mentre Giacomo è il medico del pronto soccorso che la sera della sparatoria cercherà inutilmente di salvarle la vita.
Una storia della cronaca recente raccontata da ritratti umani che, attraverso il teatro, è diventata un percorso nella memoria della contemporaneità. La tragedia si compie come una conseguenza annunciata di un degrado morale profondo e definitivo. In scena è stato rappresentato il dolore, la perdita dell’innocenza di un’intera città, ma anche la speranza che la memoria riesca a mantenere alto il valore critico della coscienza.