Il “Canto di Natale” di Dickens al Pozzo e il Pendolo
Di Margherita Coppola
Luci e addobbi natalizi per le strade e non solo: il Natale fa il suo ingresso anche in teatro. Venerdì il “Pozzo e il Pendolo” ha dato il via alle feste con “Canto di Natale” di Charles Dickens.
Una poltrona, un leggio e luce soffusa. Questa la scenografia per raccontare una delle storie più accattivanti dedicate allo spirito natalizio. Ideato e diretto da Annamaria Russo e Ciro Sabatino, lo spettacolo è un racconto in famiglia attorno a un ideale focolare. A rendere ancor più accogliente e caldo l’ambiente, golosità tipiche del periodo e un plaid per ogni spettatore. Insomma, un teatro da salotto fuori dall’ordinario e in linea con lo stile intelligentemente alternativo del “Pozzo e il Pendolo”.
Una voce per mille voci: Paolo Cresta, seduto comodamente in poltrona leggendo il testo dell’autore ottocentesco, si è divertito a dondolare in un’altalena di mutamenti vocali per dar vita a tutti i personaggi della vicenda. Ad accompagnarlo la musica e gli affascinanti effetti sonori di Carlo Lomanto.
Il vecchio, insensibile e più che mai tirchio Ebenezer Scrooge non è solo il protagonista della storia ma il simbolo della corruzione spirituale. Un cuore freddo che sembra essere un iceberg aguzzo e impenetrabile. Ma saranno tre viaggi rispettivamente con il fantasma dei “Natali passati”, quello del “Natale Presente” e infine quello futuro, a determinare positivamente la coscienza del protagonista. L’epilogo di tali avventure sarà la redenzione e l’addolcimento dell’animo reso arido dall’egoismo del ricco finanziere Scrooge.
È una storia d’amore Canto di Natale, l’amore universale che dovrebbe essere non solo del 25 dicembre. Un inno di speranza che, anche se scritto due secoli fa, mantiene intatte le prerogative dei cambiamenti che avvengono in ognuno di noi e che è metafora mondiale della pace e della guerra.
«L’idea è quella di restituire – spiegano i due registi in una nota – l’incredibile potere affabulatorio che le pagine di Dickens custodiscono, attraverso un lavoro nel quale la voce del narratore e quella del vocalist s’intrecciano, si accavallano, si separano».
«Un frammento di storia letteraria – continuano i due - che ci piace leggere come un invito, da parte dell’autore, a dare ancora voce alla sua storia, scritta per essere raccontata».