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Il Macbeth politico di Carlo Cerciello

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Macbeth Macbeth
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Il regista napoletano omaggia Bene e Ionesco, portando in scena un'opera dalle molteplici chiavi di lettura. Al Teatro Nuovo fino al 7 gennaio.

Di Margherita Coppola

Un “Macbeth” plasmato dall’unione di Shakespeare, Bene e Ionesco. È questo l’ultimo lavoro diretto da Carlo Cerciello in scena fino al 7 gennaio nella Sala Assoli del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli.

La corsa sfrenata verso il potere, la corruzione e il sangue: tre elementi che rappresentano il cuore pulsante dell’intera vicenda. Macbeth (Paolo Coletta) è assetato e affamato di ricchezza. Vuole il trono e lo avrà, ma macchiandosi per sempre del male più atroce: il tormento del delitto. Ad accompagnarlo nel viaggio di non ritorno verso l’omicidio del re Duncan (Roberto Azzurro), c’è la moglie, la bella Lady Macbeth (Imma Villa). È un gioco spietato di pugnalate, più che fisiche, morali, perché Macbeth è l’immorale. Macbeth è putrefazione dell’anima. Macbeth è l’uomo di oggi. Rappresenta l’era decadente e buia dei nostri anni.

E, a predire il destino senza scampo che attende il nuovo re dietro la lama di un pugnale, tre giovani, affascinanti e perverse streghe (Milena Di Iorio, Ivonne Capece, Benedetta Bottino vincitrici del premio Girulà per questo ruolo). Vestite in modo succinto, leccando lecca lecca con sopra la scritta “dem-ocr-acy”, le tre figure più affascinanti e teatralmente riuscite, volteggiano in una danza macabra di ghigni e rapidi dialoghi.

Surreale e onirica, la tragedia scozzese riveduta da Cerciello, è attraversata e impregnata di politica e attualità. L’impegno del regista napoletano è noto, ma nel Macbeth sembra sovrasti la storia stessa e gli attori. Il teatro diventa mezzo, strumento per trasmettere un’idea partigiana, che inficia lievemente sull’articolazione scenica mettendo a fuoco una posizione personale e lasciando che il resto (ottimamente realizzato) rimanga sfocato.

Insomma, il sangue che scorre nelle vene dei personaggi, che finiscono per assurgere e convergere in una sola figura (il nuovo re Malcom interpretato da Roberto Azzurro), è malato di politica. È proprio nel finale, che si raggiunge la massima espressione ideologica di Cerciello: il re Malcom inchioda al muro una bandiera statunitense (chiaro emblema dell’antiamericanesimo) terminando la scena con un gesto che è uno sberleffo alle istituzioni.

A intervallare i deliri dei protagonisti, due angeli bianchi seduti su due seggioloni da arbitro: David Power e Claudia De Biase. Non è un caso la loro posizione alta rispetto al resto del cast (al completo con Massimiliano Rossi, Marco Rescigno e Walter Corrotta). È la neutralità, sono al di sopra delle parti raccontando con occhio freddo ciò che accade (con un particolare uso della lingua inglese per l’angelo uomo).

Prodotta da Teatro Elicantropo, Anonima Romanzi e Gioia Corporation, la tragedia si è, inoltre, avvalsa delle musiche di Paolo Coletta, le tenebrose scene di Roberto Crea, e i costumi di Antonella Mancuso.

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