Il medico dei pazzi al Teatro Cilea con Gigi De Luca e Maria Basile
Di Margherita Coppola - “Il Medico dei pazzi”, commedia geniale di Eduardo Scarpetta, è una partita a scacchi tra normalità e anormalità, dove la sottile linea di confine tra realtà e finzione si fonde e confonde fino a raggiungere l’apoteosi della comicità. Una corsa ad ostacoli tra le fisime e le piccole pazzie di ciascuno di noi. Una corsa dove ogni ostacolo è motivo di genuina ilarità. L’autore napoletano, infatti, già nel secolo scorso, aveva colto nel segno: il suo obiettivo non era la ricerca introspettiva e psicologica dei personaggi bensì l’esaltazione e l’esasperazione della realtà per fini puramente comici. Risiede qui l’intelligenza teatrale e il marchio distintivo di Scarpetta che, in tal modo, è riuscito a far giungere le proprie opere inalterate fino ad oggi rendendo immortali i propri personaggi.
Il gioco delle parti, tra pazzi veri e finti, è partito giovedì 9 al Teatro Cilea con il regista-attore Gigi De Luca in “ Il Medico dei pazzi” presentato dalla Prospet, e si è concluso domenica 19 novembre.
«Ho limitato il mio intervento sul testo originale – dice il regista – ad un’attualizzazione del linguaggio e all’inserimento di due personaggi: la vedova “Adalgisa” per rendere omaggio a Totò, e “Saverio” il giardiniere (Andrea Di Maria) omaggio alla maschera di Tartaglia cara a Scarpetta».
Don Ciccillo (Gino De Luca), studente in medicina amante della bella vita, sfrutta il sostegno economico dello zio Felice Sciosciammocca residente a Roccasecca (Gigi De Luca) per soddisfare ogni vizio, facendogli credere di essere un dottore affermato di una clinica psichiatrica. Proprio la catena di frottole innesca la macchina comica. Quando zio Felice decide di far visita al nipote e viene a Napoli con la sorella Concetta (Claudia Abbate) e la bella figliastra Margherita (Rita Abbagnano), Ciccillo e il fidato amico Michelino (Roberto Capasso) mettono a punto un piano infallibile: portano i parenti forestieri alla Pensione Stella, dove Ciccillo abita, facendo passare tutti i clienti per pazzi in cura dal giovane medico. È così che un attore shakespeariano un po’ sopra le righe come Raffaele (Rino De Luca); il musicista squattrinato Errico (Ivano Schiavi); il Maggiore pancione e irascibile (Ciro Meglio); e lo scrittore di novelle Luigi (Tommaso Maione) passano per pazzi scatenati. E non finisce qui. Le scene più divertenti sono senz’altro quelle in cui appaiono inferme mentali anche la brava Maria Basile alias Amalia e la figlia un po’ tonta Rosina (Maria Chiaravalle) che la mamma vuole a tutti i costi maritare. Anche la disperazione della povera vedova Adalgisa (Olimpia Cerciello), affranta dal dolore per la perdita del marito, viene scambiata per follia alla stato puro. Gli unici a risultare sani sono il direttore della pensione Don Carlo (Rodolfo Fornario), Ciccillo e Felice.
Buona la complicità e l’intesa tra gli attori ma con un Gigi De Luca sovrastato e illuminato dalla figura di Totò.