Il mondo sognante di Cosimo Lupo
Di Margherita Coppola
Surrealismo e pop-art, Magritte e Warhol: è questa la matrice del nuovo lavoro teatrale di Cosimo Lupo, “La vietata parte”. Il debutto napoletano della compagnia milanese “Mohole”, non poteva trovare espressione migliore che nell’atmosfera intimista e d’avanguardia del Teatro Elicantropo, dal 3 al 7 gennaio.
È un mondo nascosto e sommerso quello che vive dietro un pannello nero e visibile solo attraverso una dorata cornice-finestra. È il mondo sognante di quattro personaggi in preda alle loro fisime, ai loro fallimenti e a nervosi estetismi.
Un’artista (Cosimo Lupo alias Marcello) che “odia chiunque non la pensi come lui a cominciare da sé stesso”, immerso in una ricerca poetico-stilistica per il perfezionamento di una scultura: un grande utero. Elena (Giovanna Di Lella), la moglie nevrotica e collezionista sistematica che cerca di completare una particolare, quanto repellente wunderkammer (stanza delle meraviglie), dove i protagonisti sono assorbenti macchiati di sangue e calchi di nasi. Nasi dei precedenti mariti tutti morti (stranamente) annegati e accomunati, non solo dalla tragica fine, ma anche dalla stupidità: Elena non potrebbe sopportare di stare accanto ad un genio “perché col passare del tempo diventerebbe analfabeta”, quindi okay agli sposi imbecilli e tabù alla materia grigia. Malata del proprio corpo, ossessionata dalle creme, dall’acqua fredda e da tutti i rimedi alla cellulite e ai materassi lipidici che si ritrova, la collezionista di macabri feticci cerca di portare nella sua carrozza estetica anche l’amica Matilde (Anna Cavalleri) alle prese con la stesura di una sestina. Intanto, due simpatici operai (visibili solo come ombre grazie ad un gioco di luci e proiezioni), uno del nord e l’altro meridionale, trasportano un pianoforte dalla villa di Elena verso il mare. Qui c’è Marco (Marco Bettinardi) che cerca di nuotare, di fare sci d’acqua ma con scarsi risultati. Solo una cosa lo avvicina all’essere un vero pesce: il suo mutismo.
Ironica, intelligente e surreale, la commedia della compagnia milanese è una storia che si svolge in sei giorni, ognuno con dei temi (sempre gli stessi) ricordati di volta in volta da una mano parlante trasformata in una specie di uccello: l’incompiutezza, un corpo, un naufragio, un delitto, un gioco, le fatiche. Ma è anche la storia di una sestina lirica. Anche se si potrebbe parlare, più che di una storia, di un gioco teatrale fatto di invenzioni visive e prospettiche (Anna Cavalleri), di un divertissement dove il non-visto (ciò che è proibito guardare) è parte integrante dello spettacolo e lascia spazio alla fantasia degli spettatori, curiosi di scoprire quell’universo parallelo (l’irrazionale, il sogno) oltre la parete nera della realtà.
Opera premiata nel 2003, inoltre, con il “Premio Oddone Cappellino”.