L’orrore della guerra in scena al Delle Palme
di Maria Grazia Perrone
Le domande che si è posto nel corso della propria esperienza professionale e i tentativi di risposta diventano il canovaccio di una pièce teatrale. Questa la sfida che il giornalista Franco Di Mare ha portato sul palcoscenico del teatro Delle Palme, martedì 12 dicembre, in anteprima nazionale. Il suo “Amira – Memorie di guerra”, dopo un rodaggio fra i ragazzi delle scuole di Latina, arriva sulle scene promosso dalla Provincia di Napoli nell’ambito delle iniziative organizzate per le festività natalizie.
Di Mare, inviato nelle aree di crisi per professione, racconta gli orrori visti e vissuti in venti anni. Uno spettacolo di teatro civile, come lo definisce lo stesso autore, che in un mese di frenetico lavoro ha visto la stesura di quelle “memorie di guerra”, citate nel sottotitolo, cui ha collaborato Giancarlo Loffarelli.
Il tutto inizia con Amira, una bambina di dodici anni che gioca, come ogni bambino del mondo, in un cortile sotto casa, ma a differenza degli altri si trova in una città come Sarajevo durante la guerra. A trecento metri da lei c’è un cecchino con un kalashnikov puntato in attesa di sparare alla prima vittima della giornata. Sarà proprio questo primo colpo a stroncare la sua vita innocente.
Da questo brutale e insensato delitto prendono vita gli interrogativi e gli sforzi per dare delle risposte raccontati da Di Mare. La guerra, i suoi rapporti con l’uomo e la sua natura diventano i protagonisti di questo atto unico. “Non sono un attore - precisa il giornalista partenopeo - sono un testimone che racconta quello che ha visto, dubbi e paure”.
Per raccontare delle tante guerre a cui ha assistito, dalla Bosnia alla Croazia, dal Kosovo alla Somalia, dal Rwanda al Burundi fino alle più recenti in Afghanistan e in Iraq, Di Mare utilizza immagini e suoni (brani musicali eseguiti da una mini orchestra formata di otto elementi) oltre alla sua voce e a quella di tre attori. Sullo schermo posizionato sul fondo della scena si alternano le immagini di telegiornali, di documentari e di film quali “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, “Il Gladiatore” di Ridley Scott, “Train de vie” di Radu Mihaileanu. Mentre le parole tra gli altri di Tolstoj, di Hillman, di Omero, di Fenoglio, di Céline accompagnano lo spettatore in questo viaggio all’interno della guerra e delle sue ferocità.
I protagonisti in scena indagano sul rapporto tra i conflitti e gli eroi, la memoria, la bellezza, l’evoluzione della guerra dal Campo di Marte alla guerra moderna, presentando anche le atrocità commesse sulle popolazioni civili, fino a giungere a chi oggi uccide in nome di Dio.
Tutte le voci si muovono all’interno di una scenografia scarna fatta di mucchi di macerie sparsi sul palcoscenico e una piccola bicicletta, quasi a voler sottolineare che le prime vittime delle guerre sono sempre e comunque i bambini. I tanti bambini come Amira che diventano il simbolo di tutti i morti.
All’inizio dello spettacolo Di Mare suggerisce di guardare in faccia alla guerra e di chiamarla con il suo nome per tentare di capire perché l’uomo è ancora incapace di liberarsene. Lui lo fa attraverso i suoi racconti dipingendo un ritratto tanto duro e doloroso quanto veritiero, pur non sapendo e potendo dare una spiegazione a tanta mostruosità.