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L'eroe Masaniello in scena al Teatro Bellini

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Grande successo per la megaproduzione firmata Tato Russo: 50 artisti sul palco per il più grande musical napoletano.

Di Margherita Coppola

Luglio, anno 1647, piazza Mercato a Napoli e un pescivendolo che diventerà il simbolo della rivoluzione dei napoletani contro la dominazione spagnola: è il coraggioso Masaniello. Una storia di libertà, di ribellione e d’amore divenuta leggenda. Leggenda fatta rivivere nel musical di Tato Russo il giorno di Natale e per tutto il periodo festivo nel suggestivo scenario del Teatro Bellini.

Imponente, sontuoso e di forte impatto emotivo, il musical napoletano è stato rispolverato dopo dieci anni dalla sua prima edizione e rinnovato per intero. Conferma che il regista napoletano mantiene ai massimi livelli la propria professionalità e creatività.

Non è un lavoro tradizionale ma decisamente originale e coinvolgente. Al gioco di contrapposizione scenica e dialettica, v’è uno sviluppo, scenografico (Russo-Di Ronza) e coreografico (Aurelio Gatti), verticale. Il palco non è una piattaforma statica ma mutevole e livellata: gli artisti salgono e scendono dando oltre che plasticità alla rappresentazione, piccole e parsimoniose iniezioni di simbolismo. L’alternanza tra alti e bassi, pieni e vuoti, rappresenta l’ascesa di un popolo dominato e sottomesso, violentato dalle tasse e dai dazi. La presa di coscienza di sé stessi , l’affermazione di un’identità che faticava a reagire è, infatti, il motore del musical. Sarebbe stato poi un impavido giovane, cresciuto nei vicoli di Napoli, a «guidare del popolo la rivolta». Tommaso Aiello (questo il vero nome di Masaniello) trova, così, in Gianni Fiorellino un ottimo interprete, estremamente espressivo e a suo agio nei panni di un personaggio divenuto immortale. Ad appoggiare la lotta del pescivendolo partenopeo, la bella moglie Bernardina (Arianna) e la sua Napoli. Interessante anche l’interpretazione di Mirna Doris alias Antonietta (madre di Tommaso) e di Irene Fargo (viceregina).

Tato Russo, insomma, costruisce un’opere con poche pecche omaggiando la tradizione partenopea e richiamando il teatro delle origini: si parte dall’epilogo (la morte di Masaniello) per poi ripercorrere quei dieci giorni in cui il popolo fu protagonista.

Energiche e orecchiabili le musiche di Patrizio Marrone e Tato Russo orchestrate da Mario Cervo, avvolgenti e corpose soprattutto nel momento della ribellione. Vero tocco di classe, i costumi di Giusi Giustino.

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