La favola danzata classica diventa postmoderna
di Maria Grazia Perrone
Innovazione e modernismo. Ecco le parole per descrivere la nuova versione del capolavoro della danza classica: “Lo Schiaccianoci”. L’elaborazione drammaturgica e il libretto di Riccardo Reim e la regia e la coreografia di Mario Piazza hanno riadattato un classico alla modernità. Lo spettacolo, interpretato dalla compagnia del Balletto di Roma con la partecipazione straordinaria di Andrè De La Roche, dopo il clamoroso successo romano, sarà in scena al teatro Delle Palme fino al 16 gennaio.
Il famoso balletto, che in Italia ha debuttato nel 1938, è diventato ben presto una sorta di appuntamento natalizio, essendo una specie di fiaba sul mondo dell’infanzia, dei sogni e sulla felicità. Ancora oggi le atmosfere avvolgenti e coinvolgenti delle musiche di Čajkovskij accompagnano e fanno vibrare la storia della piccola Clara e attraggono un pubblico di tutte le età.
In questa rivisitazione in chiave moderna i personaggi sono gli stessi così come i contenuti. La favola, che vede Clara ricevere in dono la notte di Natale uno schiaccianoci per poi addormentarsi e vedere vivere nei sogni le sue bambole, resta immutata. Così come la tragedia dell’infanzia con il suo difficile crescere che comporta l’abbandono dei giochi, dell’ingenuità e delle sicurezze. A cambiare in questa versione sono lo stile della danza e la costruzione scenica. Le atmosfere del noir si fondono con il linguaggio della danza contemporanea per dare vita ad uno spettacolo che diventa il ritratto delle generazioni moderne.
La protagonista (Azzurra Schena) rappresenta, infatti, il mondo dell’adolescenza, oggi vittima inconsapevole dei media che spettacolarizzano ossessivamente gli eventi drammatici che accadono nel mondo. Al punto che le guerre e gli orrori diventano spettacoli da guardare quotidianamente con indifferenza e distrazione. Ecco spiegata la presenza in scena di televisori che trasmettono immagini crude e violente, proprio come accade nelle case moderne.
Il palco diventa un salone addobbato con cornici, che svelano disegni dai tratti infantili, e con un albero stilizzato i cui rami sono formati da punti luce e il tronco è inciso in una porta. Spariscono le tradizionali coreografie romantiche della notte di Natale e compaiono due bambini che guardano le immagini trasmesse dai video e litigano su chi deve conquistare quello strumento di potere che è il telecomando.
Dopo i litigi inizia la festa e tra bambole in stile Botero compare il magico Schiaccianoci, trasformato in una sorta di pupazzo elettronico ambiguo e ingannevole. È lui a trascinare la piccola Clara in un incubo più che in un sogno. Un viaggio fantastico popolato di topi guerrieri, soldati, fiocchi di neve dalle figure fluorescenti, ma anche fiori che con il loro valzer introducono una grottesca Fata Confetto (simbolo dell’ingannevole “dolcezza” dei malvagi) appesantita da chili in eccesso.
Sullo sfondo di un murales Clara si ritrova imprigionata nell’incubo di un feroce videogame che annulla qualsiasi confine possibile tra reale e virtuale. Alla fine però dovendo restare comunque una favola la storia recupera i toni fantastici e il classico finale felice di tutte le fiabe.
Coreografie dinamiche, veloci, innovative ed anche ironiche sono eseguite da un gruppo di abili e ottimi ballerini, diretti da Cristina Bozzolini e Walter Zappolini. Una compagnia, quella del Balletto di Roma, nata nel 1960 dall’incontro con il Balletto di Toscana e ormai punto di riferimento della danza italiana. Ad impreziosire l’opera la performance di un Andrè De La Roche in ottima forma, interprete eclettico del titolo e della stravagante Fata Confetto.