La sagra del signore della nave
Di Chiara Calligaris
Musica,
danza, canto e parole: questo ed altro nel nuovo spettacolo di Vincenzo
Pirrotta, in scena al Nuovo Teatro Nuovo fino al 3 dicembre.
Tratto
da una novella poco frequentata di Pirandello del 1925, “La sagra del signore
della nave” è un atto unico coinvolgente, di grande impatto visivo e sonoro.
Tra danze orgiastiche, canti rituali, processioni liturgiche, apparizioni di
personaggi improbabili, viene fuori la drammaticità della condizione umana,
tanto più tragica quanto più comica e grottesca.
Lo
spettacolo, al limite della blasfemia, fa un paragone tra il sacrificio di
Cristo e lo scannamento del maiale in
una “carnezzeria” siciliana in occasione della festa dedicata al Signore della
nave.
Pirrotta,
riprendendo Pirandello fonde sacro e profano, cristiano e pagano, uomo e
animale.
Davanti ad un’antica chiesa,
dove si venera un grande Cristo crocifisso, terrificante nelle fattezze ma
prodigo di miracoli, affluiscono signori e popolani, venditori d’ogni
mercanzia, suonatori ambulanti, donnacce da trivio e ladruncoli. In vista della
scanna del maiale s’accende una disputa tra un pedagogo e un signore, il quale
sostiene che un suo maiale sia una bestia intelligente.
Il “maestro d’umanità”, servendosi di un paradosso, nega l’intelligenza del
maiale: come può dirsi intelligente una bestia che mangia sino ad ingrassare
per l’altrui soddisfazione?
I dubbi sul primato dell’uomo
o dell’animale raggiungono il culmine nella scena dell’Ode al porco: un’umanità
ubriaca, sfrenata, imbestialita che, però, al richiamo delle campane, si
prostra di fronte a un inquietante Cristo flagellato.
Pirrotta
usa il grottesco per scavare nell’animo dei personaggi e fa affiorare i
contrasti tra spiritualità e peccato.
Grazie
alla presenza di 13 attori e 4 musicisti, la bestialità umana sui ritmi
stravolgenti del folklore mediterraneo diventa la vera protagonista.