Macbett a Palliano
Di Redazione
Spettacolo comico e graffiante quello che andrà in scena, per la prima volta in Campania, ad Officina Teatro il prossimo 13 aprile.
Terzo atto di una trilogia della politica, (rigorosamente con la “p” minuscola), che Angelucci Marino ambienta in un Abruzzo selvaggio e contemporaneo in un equlibrio carico di tensione scenica, tra realismo e visionarietà. Dopo le re-invenzioni da Jarry e Gogol (Ubu a Pallano e L’Ispettore a Pallano) il testo viene, questa volta, inserito nel tritacarne di una riflessione, di una immaginazione che ne accentua il lato grottesco.
Per questa terza ed ultima puntata “pallanesca” Angelucci Marino riserva una sorpresa rappresentata dalla presenza, in scena, dei “Friulani” (interpretati dagli attori dell’Academia de Gli Sventati di Udine), un incontro/scontro esplosivo, l’occasione per sviluppare azioni e situazioni al vetriolo sul tema del Potere e del rapporto con l’altro da sé.
In questo Macbett a Pallano le parti di Macbett vengono re-interpretate insieme a quelle degli altri personaggi e caricate con metafore simboliche dal forte impatto drammatico: infatti i protagonisti di questa grande farsa tragica vengono impersonati scenicamente da una serie di equivalenti simbolici che si riferiscono direttamente alla cultura tradizionale abruzzese e friulana, seguendo matrici di ricerca demo- antropologiche.
Materiali,oggetti,simboli che inevitabilmente escono con le ossa rotte dal confronto/scontro con il mondo post-moderno, cambiando di segno e di senso.
Ancora una volta il gioco è l'amorevole massacro della Tradizione. Non “mettere in scena”, ma “mettere in vita” un testo antico: resuscitare Ionesco, non recitarlo. La tecnica della resurrezione parte dal fare a pezzi, disossare. Così in questo Macbett Angelucci Marino alterna scrittura, riscrittura e improvvisazioni degli attori, seguendo e deformando lo scheletro del testo.
10 aprile 2008