Non più solo giallo e mistero al Pozzo e il Pendolo
Di Maria Grazia Perrone
Napoli.
Il singolare spazio teatrale di San Domenico Maggiore ha rinnovato ed ampliato
la sua linea culturale. Il teatro si è arricchito di nuove iniziative e per la
stagione 2006/2007 affronterà
il tema del racconto.
Il Pozzo e il Pendolo è nato alla fine degli anni novanta in un’antica rimessa per carrozze di uno dei palazzi più suggestivi del centro storico napoletano. Il progetto iniziale è stato strettamente legato ad un genere insolito in Campania e poco diffuso in tutta Italia: il giallo. Con quest’idea i fondatori del teatro hanno iniziato a cercare testi, a produrre spettacoli, a coinvolgere compagnie e attori professionisti in un’iniziativa che ha conquistato subito il pubblico. In poco tempo lo spazio partenopeo si è riempito di appassionati del genere e ne è diventato un punto di riferimento. Quest’anno, invece, dal racconto poliziesco e dal thriller si è passati alla narrazione vera e propria, intesa come una chiave di lettura e di comprensione di ciò che appare diverso e lontano. Ad inaugurare la programmazione di Racconti d’Autunno 2006/2007 è stato Ugo Chiti (il 7 novembre), che è tornato sulle scene partenopee dopo ben dieci anni di assenza, con “4 bombe in tasca”. Lo spettacolo è una storia ispirata ad una leggenda tramandata oralmente. Una storia di Resistenza combattuta nella campagna toscana da un gruppo di partigiani, che cade vittima di un rastrellamento. La pièce diventa racconto e insieme testimonianza dei momenti della guerra partigiana scolpiti nella memoria collettiva: il rastrellamento, la tortura, la rappresaglia e il sacrificio. Il 14 e 15 novembre è stato protagonista sempre Chiti con il suo ultimo allestimento teatrale “Racconti solo racconti”, presentato per la prima volta a Napoli. La guerra, l’infanzia, la condizione femminile e l’imprevedibilità dell’amore sono i temi delle vicende narrate. Quattro storie diverse per soggetto, ma legate dalla lingua e dalla profondità dei personaggi chiusi in se stessi. Dal 21 al 26 novembre ritornerà “L’ultima corsa di Fred”, di Mario Gelardi e Giuseppe Miale di Mauro, che porta in scena la vita e il successo lampo di Fred Buscaglione. La sua morte improvvisa viene raccontata da un testimone casuale, un suo fan, che ne rivive teatralmente il mito e nel mito specchia il proprio vissuto. Dal 28 al 30 novembre arriverà sulle scene “Orlando, furiosamente solo rotolando”, un monologo di e con Enrico Messina. L’autore, partendo dalla passione di ascoltare e narrare storie e dal desiderio di riprendere la ricca tradizione dei cantastorie, ha riscritto alcuni episodi dell’“Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto, unendoli ad alcuni stralci del “Cavaliere inesistente” di Italo Calvino e a parti da lui completamente inventate. Il risultato è un viaggio fantastico, in cui la tradizione letteraria si incontra con leggende e aneddoti, creando un gioco linguistico che riscopre un’arte antica.
L’1 ed il 2 dicembre la programmazione ospiterà uno dei più importanti cantastorie siciliano di tradizione, Vito Santangelo con “Mafia e parrini”. Sempre a dicembre sarà proprio Il Pozzo e il Pendolo a presentare due spettacoli diretti da Annamaria Russo e Ciro Sabatino: il 7 toccherà a “Un giorno dopo l’altro (il caso Tenco)”, che prende il nome da una delle canzoni più malinconiche del cantante piemontese; mentre il 14 sarà la volta di “Racconto degli anni felici”, tratto da “Pensare con i piedi” di Osvaldo Soriano. Il nuovo anno inizierà con “Kalatrasi – per cuntare ci vuole cervello” (il 9 gennaio), uno spettacolo di e con Alberto Nicolino. Un racconto musicale e surreale di un viaggio in Sicilia alla ricerca di antichi racconti. Chiuderà la sezione teatrale (dal 30 gennaio) “Niente più niente al mondo” di Massimo Carlotto, per la regia di Carlo Cerciello. Il racconto di una donna arrabbiata e sconfitta, vittima dei modelli consumistici che ossessionano la nostra civiltà. Una stagione innovativa dunque per il Pozzo e il Pendolo in cui il teatro di racconto non è l’unica novità prevista, infatti è partita da poco la Libreria degli Inediti. Uno spazio in cui la letteratura si fa teatro e in cui sono esposte e vendute le opere di tutti gli scrittori che non hanno la fortuna di essere pubblicate.