Santagata interroga “Lumiere”
Di Gennaro Pelliccia
Coerente e puntuale la regia di
Alfonso Santagata per “Il Teatro Comico ovvero Il Padre Rivale del Figlio”,
rielaborazione del testo goldoniano, in scena alla Galleria Toledo fino al 10
Dicembre.
È necessario però tenere presente
un dato. Il testo non è solo una delle più famose commedie di Goldoni, ma è
anche il manifesto della riforma del teatro.
L’opera ha un duplice carattere e
duplice è, quindi, il modo di analizzarla. Santagata rielabora il testo in
chiave moderna cercando di rimanere quanto più possibile in equilibrio sulla
sottile linea di demarcazione che separa il teatro comico tradizionale e il
teatro comico riformato.
Il suo intento era quello di non
compiere passi né avanti né indietro.
Però, forse senza volerlo, nella
sua riscrittura risulta manifesto il suo favore per il vecchio teatro delle
maschere.
Accettata allora questa presa di
posizione, ogni spettatore può fruire di uno spettacolo godibile, ben
orchestrato e soprattutto curato in ogni dettaglio.
Sulla scena a farla da padrone è
Massimiliano Poli che interpreta Gianni, il suggeritore, l’anima timida quanto
progressista che esplica a un tempo, la dedizione per il vecchio teatro
improvvisato e il desiderio di un teatro regolato dal testo scritto.
Santagata interpreta il maestro
capocomico che confessa i suoi sentimenti artistici a “Lumiere”, la sua luce,
rappresentata prima da un vecchio lampadario e dopo da una piccola lampada al
neon; il tempo trascorre attraverso la sostituzione degli oggetti esterni.
Il vero significato della riforma
del “teatro nel teatro” è esplicata dal fatto che la luce non illumina più la
scena ma, anzi, quel faretto è puntato giusto sul viso di chi si interroga.
Nasce il teatro che guarda all’interiorità.
Più in generale, le luci di
Maurizio Viani riescono ad esaltare le scene ben orchestrate e ritmate. Rossana
Gay, Antonio Alveario ed in particolare Johnny Lodi interpretano al meglio i
diversi ruoli, lasciando il segno soprattutto quando brevi intermezzi
riproducono la vita sfarzosa e per certi versi finta della Venezia di quel
periodo. Scene fondamentali per l’economia del testo, in quanto ricordano ai
presenti in sala di tener conto dell’epoca in cui la riforma avviene.
Lo spettatore moderno è
ovviamente più smaliziato rispetto a un veneziano del ‘700. Per godere
pienamente dello spettacolo, allora, dobbiamo in qualche modo lasciare da parte
lo sperimentalismo odierno e tornare capaci di meravigliarci di fronte ad un
attore che scende dal palco, ma accettata e condivisa l’idea, il testo risulta
suggestivo e privo di sbavature.