The Cryonic Chants
Di Redazione
Quattro donne
in nero per una partitura di voci, una video installazione che rimanda sequenze
di un capro nero, sonorità elettroniche potenti e dissonanti.
Questo è Cryonic Chants, concerto portato in scena dai Socìetas
Raffaello Sanzio e da Scott Gibbons, che – in cartellone a Galleria
Toledo da venerdì 18 a
domenica 20 aprile 2008 - sviluppa una parte dell’universo musicale del Ciclo
della Tragedia Endogonidia. L’idea di fondo, per
una performance assolutamente unica, è quella di ottenere una serie di parole
“oggettive”, “letterali”, ricavate dal organismo di un capro vivente che,
trasformandosi in corpo di scrittura, si fa tout court veicolo di lemmi e
definizioni. Uno schermo che scandisce innumerevoli sequenze di rette
parallele, un obiettivo che si sposta costantemente sugli zoccoli e sulle corna
dell’animale, lasciato volutamente libero di pascolare su un tappeto di
lettere, per generare “Poesia”.
Una modalità di creazione che - conferendo dignità all’animale
piuttosto che all’ingegno del poeta - sposta la riflessione sull’arte in una
dimensione non-narrativa, disconoscendo e sospendendo in qualche modo la
tradizione della tragedia stessa, progenitrice e madre di ogni forma
espressiva.
Il capro qui si fa elemento a-temporale, classico (nella sua accezione più
pura), oggetto ed essere “in-capace” di esprimere qualcosa, sospeso in una
forma di impassibilità che fa delle stesse parole - cantate, declamate,
processate da filtri elettronici, scritte e ingigantite sullo schermo – dei
suoni buttati lì, quasi a non alludere a niente altro che a se stessi, alle
sequenze millenarie di un sistema che si tutela selezionando e scartando senza
pietà né rimorso, di un universo incapace di portare all’uomo alcun senso,
nemmeno quello di una elaborazione estetica del caos.
18 aprile 2008