Tra i Radiohead e i Queen, Artaud rivive al Suor Orsola
Di Luca Marra
Urla assordanti. Sono i primi
segnali sonori de “L’uovo di Artaud”, lo spettacolo che i ragazzi
dell’Università Suor Orsola Benincasa hanno messo in scena il 6 dicembre nella
Sala degli Angeli dell’Ateneo napoletano.
Diretti dalla regista Wanda
Monaco Westerstahl, gli allievi diventano attori portando a conclusione un
lavoro sui testi del drammaturgo francese Antonin Artaud. Un’ esperienza durata
un mese è concepita per il laboratorio teatrale che l’Università Suor Orsola
organizza ogni anno.
“Questo è stato il laboratorio
più difficile” spiega la regista, riferendosi alla difficoltà delle opere del
drammaturgo francese, che continua “Artaud scrive testi difficilissimi. Gli
allievi hanno scelto di immettere loro stessi nelle sue opere. Meritano davvero
grande rispetto. E' stato un lavoro complesso”.
E così, gli attori del Suor
Orsola cominciano ad invadere il palco e la platea sulle note dei Radiohead, i
versi dei Queen e l’aggiunta al testo originale di brani di James Ellroy, lo
scrittore dei best seller “L.A. Confidential” e “The Black Dahlia”
“E’ stata una scelta nostra quella
di inserire queste innovazioni nello spettacolo” dice Raffaele Catello, uno
degli studenti-interpreti, che poi accenna alla sua esperienza “Abbiamo
trascorso un mese molto intenso.
Un laboratorio particolare dove
bisogna liberare la propria espressività. Questo spettacolo è una critica di Artaud
alla società che non comprende i geni quando sono in vita. Capisce la loro
importanza solo quando sono i morti”
Tra impiccati, bambole e maghi
neri, i giovani interpreti fanno esplodere la loro passione e la voglia di rappresentazione in un lavoro di
sperimentalismo totale.
Incomprensibile, forte, evocativo
sono gli aggettivi più pronunciati dal pubblico in sala a fine spettacolo.
In ogni caso, la platea ha
premiato i giovani interpreti con lunghi applausi.