Un cuore semplice
Di Redazione
Accolto ovunque da grande successo, Un cuore semplice,
partitura per voce sola ispirata all’omonimo racconto di Gustave Flaubert,
scritto da Luca De Bei – che firma anche la regia – e interpretato da una
straordinaria Maria Paiato, sarà in scena da giovedì 7 a domenica 17 febbraio 2008
alla Sala Ridotto del Teatro Mercadante.
Nel corso della sua carriera, teatrale e cinematografica, Maria Paiato è stata
insignita di molti premi e diversi riconoscimenti, tra i quali ricordiamo il Premio
Ubu 2005 migliore attrice per La Maria Zanella e il Premio Ubu 2006 migliore
attrice per Il silenzio dei comunisti di Luca Ronconi. L’ultimo, quale Migliore
Interprete Femminile Monologhi 2006/2007 agli Olimpici del Teatro, proprio per Un
cuore semplice.
Al centro di una scena scabra e essenziale, firmata da Francesco Ghisu – e con
i costumi di Sandra Cardini, le luci di Alessandro Carletti e le musiche di Marco
Schiavoni – Maria Paiato trasforma questo monologo in una sorta di dialogo
trasognato con se stessa, restituendo il racconto intenso, e al tempo stesso
lieve, di una donna semplice, qualunque, ma così vera nel suo vivere, che cattura
e scuote, emozionando profondamente il pubblico per l’intera durata dello
spettacolo.
Un cuore semplice - prodotto dal Teatro Eliseo di Roma – ha protagonista la
figura di Félicité, un’esistenza scandita dal lavoro, senza grandi eventi né
accadimenti particolari. "Si alzava all’alba per non perdere la
messa", dice Flaubert, "e lavorava fino a sera senza fermarsi un
istante".
Félicité aveva lavorato da sempre, sin da bambina, quando, morti i suoi
genitori, era stata presa da un fattore che l’aveva messa a badare alle mucche
in campagna. Una breve e infelice storia d’amore era stata la sua unica
parentesi romantica. Una volta assunta come domestica dalla signora Aubain, era
rimasta lì per cinquant’anni. Una vita dedicata agli altri (la padrona, i figli
di lei, un nipote); alla Chiesa (che Félicité segue con la passione,
l’innocenza e l’ingenuità di una bimba); alla casa, al suo adorato pappagallo
Loulou. Apre il suo cuore a chiunque e, seppure spesso ferita o ingannata, in
questa dedizione Félicité trova la sua ragione di esistere. Poi, così come ha
sempre vissuto, termina la sua vita: da sola. Si spegne nel suo letto dopo una
malattia dolorosa, molti stenti e un po’ di follia, regalandoci però la rara
intuizione di un’anima buona, semplice e, infine, necessaria.